Dolore Persistente

Domiamolo insieme!

 
 

Molte volte il dolore si presenta come sintomo, in conseguenza a un trauma o un infortunio. Spesso però il dolore persiste anche a distanza di mesi (quando ormai i tessuti danneggiati hanno avuto modo di guarire) o addirittura si presenta senza essere preceduto da nessun trauma. In questi casi il dolore non è affatto il sintomo di una patologia, ma una patologia in sé.

Grazie alla moderna pain science (scienza del dolore) sappiamo che l'esperienza del dolore è una cosa complessa, determinata e influenzata da diversi fattori. Quando ciò non viene riconosciuto si finisce per cercare cause fisiche (come artrosi, discopatie, postura “scorretta”) e trattamenti a loro indirizzati con il costante risultato di avere cure inefficaci, o solo temporaneamente di sollievo.


Se ti è capitato o se tutt’ora soffri di dolore persistente saprai quanto può essere frustrante. Si finisce in un circolo vizioso: ricorrere ad esami, provare cure, dare fiducia a nuove terapie e terapisti (investendo tempo e denaro!). Purtroppo, molto spesso, l’aspettativa di tornare a stare meglio viene disattesa e il risultato è invece quello di tornare a convivere con il proprio dolore. Farmaci, iniezioni, chirurgia… eppure il dolore è sempre lì! Diventa sempre più un peso e affligge la quotidianità. Può essere accompagnato da ansia, depressione, disturbi del sonno. Modifica il modo in cui viviamo, spinge a muoversi meno e modifica la qualità della vita.


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Ma attenzione! Per fortuna è possibile liberarsene.

Bisogna avere coraggio e considerare che serviranno un po’ di tempo e impegno.

 Abbi fiducia!



I ricercatori stanno facendo scoperte interessanti. Una di queste è che il modo in cui si pensa al dolore cambia il modo in cui lo si sente. Vediamo allora come funziona: conoscere i meccanismi del dolore può essere il primo passo per riuscire a domarlo!


Innanzi tutto fidati di questo:

  1.  Il dolore NON rappresenta una misura accurata della salute dei tessuti. È possibile avere male anche senza nessuna lesione. Questo perché molti fattori (come lo stress) influenzano la nostra chimica e con essa la tensione muscolare e il dolore (puoi trovare un approfondimento qui).
  2. I cambiamenti degenerativi osservabili radiograficamente (es. artrosi, discopatie) sono molto comuni anche tra le persone che non soffrono di alcun dolore e nella maggior parte dei casi NON sono utili a spiegare il dolore (puoi trovare un approfondimento qui). Anche la postura ha poco a che vedere con il dolore (puoi trovare un approfondimento qui).
  3. L'esercizio fisico, anche solo muoversi un po' di più di quanto si faccia abitualmente, è fondamentale per il nostro benessere (puoi trovare un approfondimento qui). Anche se può fare un po' male, non sempre questo significa che muoversi non è sicuro.

Se tutto ciò ti ha incuriosito continua a leggere, troverai una breve guida alla moderna comprensione del dolore.


Per prima cosa, come abbiamo detto, il dolore non serve a quantificare i danni di una lesione e non offre una misura accurata della salute dei tessuti. Il dolore invece, come altri meccanismi (infiammazione, coagulazione, risposta del sistema immunitario), è un alleato e serve a proteggerci: creando sensazioni spiacevoli, infatti, il cervello cambia il nostro comportamento in modo da evitare lesioni oppure, se la lesione c’è già, ci fa evitare i comportamenti che potrebbero aggravarla o ritardarne la guarigione.

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Purtroppo però non funziona sempre così e tal volta sentiamo dolore anche se non ci sono lesioni in atto. Per esempio sappiamo che il mal di schiena è non specifico (ovvero non riconducibile ad una specifica lesione) nell’80% dei casi, eppure, nonostante questo, il dolore è molto reale. Alla maggior parte dei pazienti viene spiegato che a causarlo è la loro discopatia o qualcos’altro presente sulla risonanza, tuttavia sappiamo che ciò si osserva sulla risonanza raramente è utile a spiegare il dolore (puoi trovare un approfondimento qui).

E quindi come lo spieghiamo?


Devi sapere che non esistono dei recettori del danno che quando c’è qualcosa di lesionato lo segnalano al cervello trasmettendo il segnale “dolore”. Esistono invece dei recettori di stimoli meccanici, fisici e chimici, che mandano al cervello informazioni su quello che succede al corpo. È una cosa che succede continuamente, ma solo ogni tanto sentiamo il dolore. Questo dipende da come gli stimoli vengono interpretati: se c’è motivo di pensare che sia necessaria una protezione, allora il cervello produce il dolore.

Sono in realtà diversi i fattori in grado di influenzare la percezione del dolore e se alcuni la accentuano, altri la attenuano. Per esempio l’umore, la depressione, l’ansia, lo stress, la preoccupazione, l’aspettativa e la memoria del dolore sono capaci di accentuare il dolore stesso. È stato scoperto addirittura che è possibile provare dolore anche senza che ci sia nessuno stimolo/lesione a poterlo provocare! Per esempio un periodo in cui si è più tristi (a causa di un lutto o un problema familiare) o preoccupati (per il lavoro) o in cui non si riesce a dormire bene è sufficiente a scatenare il dolore. Il dolore verrà allora avvertito in una parte del corpo in cui non è presente nessuna lesione. Tuttavia, anche se la lesione non c’è, il dolore sarà molto reale!

Purtroppo, come per altre cose, il cervello impara con la pratica. Per questo una prolungata esposizione al dolore renderà il nostro sistema nervoso più sensibile e più capace di produrre il dolore. Questo fenomeno può portare per esempio a sentire dolore anche quando i tessuti sono guariti o addirittura sostituiti (ad esempio, fino al 30% dei pazienti continua ad avere dolore anche dopo alla sostituzione articolare del ginocchio con la protesi).

Abbiamo visto quindi che il dolore non è un buon indicatore del “danno” subito dal nostro corpo, in quanto molti fattori concorrono a modificare la sua percezione. Possiamo invece vederlo come un campanello d’allarme (o un cane da guardia) che suona per proteggerci da eventuali pericoli. Il dolore viene prodotto ogni volta che ci sono prove credibili che il corpo abbia bisogno di protezione. Per questo motivo il contesto, quello che pensiamo e la nostra esperienza possono rendere il nostro “allarme” più sensibile, in questo caso sarà possibile provare dolore anche per stimoli che altrimenti sarebbero considerati inoffensivi.

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Quindi come facciamo a capire se stiamo imparando il dolore o se il nostro sistema è diventato troppo sensibile?


Potresti notare che il dolore diffonde in modo imprevedibile e cambia col tuo umore. Il corpo si sente strano ed è difficile muoversi normalmente. Sei più sensibile agli stimoli e piccoli fastidi sono sufficienti ad accendere il dolore. Alla fine, più il dolore continua, più si verifica tutto questo.

Il vecchio modo in cui capivamo il dolore lasciava a molti pazienti la sensazione che nessuno credesse che il loro dolore era reale. Ad altri pazienti invece venivano date informazioni allarmanti, per esempio gli veniva spiegato che il dolore è dovuto ai cambiamenti degenerativi delle loro articolazioni (artrosi, discopatie) o ad altre cose che “non vanno bene” del loro corpo (come la postura “scorretta”). Ora sappiamo che non è così: il modello biomeccanico è stato superato. Abbiamo visto che molte delle cose tirate in ballo per anni nel tentativo di spiegare il dolore (come appunto artrosi, discopatia e postura “scorretta”) sono scarsamente collegate al dolore e sono invece molto comuni tra le persone sane (senza alcun dolore) e ancora più comuni tra le persone più anziane (sempre senza alcun dolore!). La moderna compressione del dolore, infatti, mette in risalto altri fattori che concorrono a formare la sensazione dolorosa (puoi trovare un approfondimento sui meccanismi che accentuano ed attenuano il dolore qui e un approfondimento sui cambiamenti degenerativi comuni anche tra la popolazione asintomatica qui).


Quindi come facciamo a liberarcene?


Il dolore è una cosa molto personale. Non esiste una soluzione adatta a tutte le situazioni. E anche se probabilmente hai imparato a convivere col tuo dolore, è il momento di adottare un nuovo approccio per affrontarlo: uno che si concentra a riallenare il tuo sistema del dolore. Questo potrebbe significare testarti fisicamente e muoverti più di quanto faresti normalmente. Essere onesti riguardo alle tue attuali convinzioni e atteggiamenti anche può aiutare. Così come fare nuove domande al tuo professionista della salute.

Come faccio a sapere se il mio sistema del dolore è troppo protettivo? Come posso riallenare il mio sistema del dolore ad essere meno protettivo? Come faccio a sapere se per me è sicuro di muoversi?


Quindi sii coraggioso e abbi speranza! Perché è possibile domare la bestia!

Il dolore persistente è una brutta bestia. Domiamolo insieme!


Dott. Gatto Marco Fisioterapista
Certified in Orthopaedic Manual Therapy


Ringrazio il professor Lorimer Moseley, pain scientist, che col suo brillante lavoro (https://www.tamethebeast.org) mi ha ispirato a scrivere questa breve guida in italiano. Immagini tratte da https://www.youtube.com/watch?v=ikUzvSph7Z4&frags=pl%2Cwn

 
 

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